Immagini della nebulosa di Orione catturate dal sistema ZTF

Il nuovo sistema Zwicky Transient Facility


Pubblicato da Raffo in Spazio

Le nebulose della testa di cavallo e della fiamma. Entrambe facenti parte della costellazione di Orione. Foto: Caltech Optical Observatories

La turbolenta nube cosmica conosciuta come nebulosa di Orione è stata catturata dagli astronomi con una potente telecamera robotica appena installata presso l’Osservatorio di Palomar, vicino a San Diego, in California.
La nebulosa è un vivaio stellare, a 1.500 anni luce dalla Terra, dove si pensa che risiedano più di 1.000 giovani stelle. Forma il punto più luminoso nella spada di Orione, nella costellazione del cacciatore.

È la prima immagine ripresa dalla fotocamera, che costituisce il fulcro di un nuovo rilevamento automatico del cielo noto come Zwicky Transient Facility, o ZTF, dal nome di Fritz Zwicky, un astronomo svizzero che nell’arco della sua vita scoprì 120 stelle in esplosione.
La telecamera può catturare centinaia di migliaia di stelle e galassie con un singolo scatto e può essere utilizzata per  individuare nel cielo numerosi elementi interessanti che siano supernove, buchi neri, asteroidi o comete.

La nebulosa forma il punto più luminoso della spada di Orione, nella costellazione del cacciatore. Foto: Caltech Optical Observatories

Mansi Kasliwal, un astronomo del California Institute of Technology, ha detto che la telecamera avrebbe sondato l’universo come mai prima d’ora. Con la sua immensa velocità di rilevamento, infatti, ZTF può osservare gli oggetti in movimento nel sistema solare, come gli asteroidi vicini alla Terra, nonché le eruzioni cataclismiche delle stelle sparse nella nostra galassia Via Lattea, portando a numerose scoperte.

Installata sul telescopio Oschin di Palomar, la nuova fotocamera è in grado di acquisire un’immagine sette volte più grande rispetto ai suoi predecessori. Ogni notte, scansiona una grande porzione del cielo del nord per scoprire oggetti che esplodono o variano in luminosità, comprese le stelle che vengono assorbite da buchi neri. Tra i vari segnali, gli astronomi si aspettano di rilevare tracce di radiazioni provenienti da eventi che inviano onde gravitazionali nello spazio.
La fase di indagine scientifica della struttura inizierà a febbraio del prossimo anno e si concluderà alla fine del 2020.

FONTE: The Guardian


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Raffo

Raffo

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Diplomato presso l’ISIS “Luigi Di Maggio” di San Giovanni Rotondo (FG) con opzione Biotecnologie Sanitarie e studente di medicina presso l’Università degli Studi di Foggia. Se ti piacciono i miei contenuti lascia un commento ed aiutaci a diffonderli.
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