SCHIZOCHE?

Cosa è la schizofrenia? Una prospettiva bio-psico-sociale


Pubblicato da Claudia in Psicologia

Cosa intendiamo con la parola SCHIZOFRENIA?

Vediamo un po’…

Innanzitutto, se avete pensato che schizofrenia significhi personalità multipla, dovrò dirvi che avete sbagliato, ma che è un errore comune a molti di noi e che tutti tendiamo a fare.
Nella personalità multipla (in “psicologese”: Disturbo dissociativo dell’identità) si ha una dissociazione dell’identità tale per cui una persona, chiamiamola Pinco, ha tutto a posto per quanto riguarda i contenuti formali del suo pensiero, però tende inconsapevolmente a separarli e a “nasconderli”, come se fossero in parti separate del cervello che non comunicano tra loro.
Allora magari Pinco inizierà a ricevere commenti di persone che gli dicono che ha detto o fatto cose che non ricorda assolutamente (chi ha preso almeno una volta una pesante sbronza può riconoscere quella sensazione), o a scrivere con una grafia che non riconosce come sua, ad avere gusti e tratti di personalità totalmente diversi dai suoi. Ma lui non lo sa. Non ricorda. Non sa proprio. Ed è qui che inizia magari ad emergere Pallo, o Pino o Pina.

Per quanto spaventosamente affascinante, sappiate che è molto raro, quindi se durante la lettura vi siete riconosciuti e agitati: tranquilli, è quasi impossibile che siate voi quella rarità.

Ancora più affascinante è la Schizofrenia, o come diciamo oggi LE schizofrenie. Si definiscono al plurale, perché sappiamo che non c’è una manifestazione sola, ma che possiamo riferirci ad un ampio Spettro, che in psicopatologia e psichiatria sono definiti “Disturbi dello Spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici“.
Qui troviamo una serie di condizioni, tra cui il disturbo schizotipico di personalità, il disturbo delirante, il disturbo schizofreniforme, la schizofrenia, il disturbo psicotico breve e così via.

Anche in questo caso, se durante la lettura tenderete a pensare di avere questo disturbo, tranquilli! Non sarete voi quell’1% della popolazione…

Diversamente dal disturbo dissociativo dell’identità, i disturbi dello spettro schizofrenico hanno alla base un meccanismo di scissione (non di dissociazione) dei contenuti e dell’organizzazione dei pensieri e del comportamento.
È per questo che si chiama così, perché Schizo e Phren, significano proprio scissione e mente.
E alla base di tutti queste condizioni, abbiamo la “Psicosi“, che è un termine che si usa per indicare uno stato caratterizzato da deliri, allucinazioni, disorganizzazione del comportamento o del linguaggio e catatonia; oppure da stati deliroidi o allucinatori privi di consapevolezza e insight.

Immaginiamo Pippo, ventenne universitario. Un ragazzo da sempre riservato. Un po’ sospettoso, molto chiuso in sé. Ha sempre avuto pochi amici, sembravano non interessargli le relazioni sociali.
Pippo viene da una famiglia povera, la madre è una giovane scappata dalla guerra in un altro paese, quando ancora lo aveva in grembo, e il padre è morto durante quella guerra.
Del resto della famiglia non si sa niente, a parte che il nonno faceva cose un po’ “strane”, si chiudeva in casa credendo che i vicini lo spiassero, si sentiva perseguitato e osservato. Soffriva molto, ma tutti pensavano che aveva una demenza senile. Non avevano considerato l’ipotesi che il suo disagio fosse di altra natura.
La madre di Pippo riesce a stabilirsi nel nuovo paese, e a dare alla luce il bambino, pur con tutte le difficoltà del caso.
Pippo riesce ad andare a scuola, e a vivere una vita “normale”.
Immaginiamo che oggi Pippo viva con altri giovani. E’ un tipo che si trascura, nell’igiene personale è una frana, così come nell’organizzazione della vita quotidiana. E’ una persona che si distrae facilmente, di giorno dorme, di notte sta al pc, gioca, o studia, e si fuma le cannette con il compagno di stanza.
Pippo va all’Università, e riesce anche abbastanza bene in quello…ma fa fatica a programmarsi lo studio, tende a dimenticare, poi si sente stanco, stressato, pressato, e per un periodo inizia ad avere le stesse paure del nonno…sente che le persone lo seguono, lo giudicano, lo criticano, ma non lo dice a nessuno.
Un giorno dà fuoco alla casa in cui vive con altri ragazzi, sostenendo che siano stati i “messaggeri del diavolo” ad averglielo detto. Questi lo seguivano, gli dicevano cose tutto il giorno, di continuo da più di sei mesi, e non riusciva proprio a capire cosa volessero. Lo perseguitavano. Lo deridevano. Lo insultavano…e gli dicevano cosa fare. Non ne aveva parlato con nessuno, perché l’unica persona a cui lo aveva detto, gli aveva detto che non c’era nessun messaggero del diavolo, e che doveva riprendersi!
Sempre immaginando, i coinquilini di Pippo chiamano i pompieri e il 118, che si portano via il ragazzo.
Ricovero e terapia farmacologica-psicoterapeutica e riabilitativa per il ragazzo, che gli permetteranno poi di tornare a vivere con i suoi coetanei, e a studiare come faceva prima.

Cosa è successo a Pippo?

Se fosse vissuto nell’800, avrebbero detto che gli era venuta una dementia praecox, cioè una demenza precoce. Così come accadde per il nonno.
Oggi, probabilmente, gli diagnosticherebbero un Disturbo dello Spettro Schizofrenico, verosimilmente una Schizofrenia paranoide.
Ma a noi non interessano le etichette. A noi qua interessa capire cosa è successo.

Secondo una prospettiva bio-psico-sociale e con un approccio integrato che considera valida sia l’idea che le funzioni degenerino, sia quella che le funzioni si continuino a sviluppare durante tutto l’arco della vita, possiamo sostenere che

“I Disturbi dello Spettro Schizofrenico implichino delle anomalie nell’embriogenesi del sistema nervoso centrale, che queste interagiscano con eventi ambientali di diversa natura, sia biologica sia sociale che relazionale, e che, infine, possano esitare in processi neurodegenerativi” (Zennaro, 2011).

Vi è venuto il mal di testa?

Spiegazione in “non-psicologese”:

La Schizofrenia, secondo la prospettiva bio-psico-sociale, non ha una causa sola. Ha tanti fattori scatenanti che, tutti insieme, nel corso degli anni, concorrono allo sviluppo del disturbo. Anche quelli meno visibili.
Nel caso inventato di cui sopra, il disagio di Pippo è scaturito da tutta una serie di fattori che hanno contribuito alla costruzione del sistema nervoso già durante la gravidanza, e questo si è andato a scontrare con altri fattori, sia di natura biologica, che psicologica che relazionale.
Tutte queste cose insieme hanno contribuito allo sviluppo del disagio di Pippo.
Vediamo come:
Pippo aveva delle basi biologiche, soprattutto genetiche, tramandategli dalla madre e dal nonno;
presentava vulnerabilità psicologiche, ovvero deficit a livello del sistema attentivo -distraibilità- e alla memoria di lavoro.
Pippo aveva anche vulnerabilità interpersonali e ambientali: è un ragazzo sotto stress, che usa anche stupefacenti;
è figlio di una persona vissuta in periodo di carestia e guerra, quindi molto stressata.
Oggi sappiamo che lo stress sia un fattore molto importante per aumentare il rischio di questo disturbo. Sia prima di nascere, che durante la nascita, che durante tutto il periodo di vita.
Infatti, Pippo, con le sue “vulnerabilità”, ovvero con le sue difficoltà, si è ritrovato con un delirio paranoideo piuttosto strutturato, delle allucinazioni uditive minacciose e spaventose, e altre difficoltà nella vita quotidiana.

Forse Pippo vivrà per sempre con questo disagio, ma imparerà a gestirlo e a contenere alcuni sintomi, aiutandosi con le medicine e/0 con altre forme di terapia (secondo il dott. Ciompi il 50%). Magari continuerà a studiare, magari no. Non possiamo saperlo perché è una storia inventata, ma sicuramente Pippo avrà diritto alla sua posizione di cittadino proprio come tutti gli altri.

Se avete avuto paura di essere come Pippo, o siete una vera rarità, oppure vi siete inutilmente spaventati!

Se cercate ulteriori informazioni sull’approccio bio-psico-sociale allo sviluppo della patologia, vi consiglio la lettura di “Lo sviluppo della psicopatologia. Fattori biologici, ambientali e relazionali”, di Zennaro (2011).
Se invece cercate informazioni sullo stato soggettivo di psicosi, cioè su cosa si prova durante un’esperienza psicotica, vi consiglio di guardare il film “Spider” di Cronenberg.
Se avete dubbi o curiosità, sarò lieta di rispondervi via mail o qui sotto.

Alla prossima,

Claudia Cito

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Claudia

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Ciao a tutti, sono Claudia Cito, e sono una Psicologa. Le mie passioni principali sono la Psicologia e la Musica, perciò credo che scriverò principalmente di quello. Se avete dubbi o curiosità, non esitate a contattarmi. Buona giornata e buona lettura!



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allucinazioni bio-psico-sociale comportamento delirio disturbo neurodegenerativa neuroevolutiva paranoia psicosi schizofrenia stress

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