La sbronza del sabato sera

Tutto quello che c’è da sapere per sedersi a tavola per il pranzo domenicale senza troppi problemi


Pubblicato da Angelo Masella in Curiosità, Salute

Fonte: ultima voce.

È noto che la sostanza responsabile della sbronza sia l’etanolo, generalmente detto alcol, ma come essa agisce sul nostro organismo non è ben chiaro a molti.

Sarà capitato a tutti noi di alzare il gomito qualche volta e, prontamente, il giorno successivo, ne abbiamo accusato le conseguenze, ma perché questo accade? Come possiamo limitarne gli effetti? Perché le donne e molte persone di origine asiatica si sbronzano molto più facilmente?

A queste domande stiamo cercando risposta da molto tempo, pertanto i pareri sono diversi e talvolta contrastanti, ma l’alcol da tempo continua ad alimentare il citatissimo e nauseabondo proverbio “la notte da leoni e la mattina da coglioni“, questo perché quando si alza il gomito, l’alcol consumato viene assorbito nella circolazione prima dallo stomaco e successivamente dall’intestino.

Qui troviamo le nostre prime risposte: non tutto l’alcol viene assorbito, nell’uomo circa il 30% di una dose di alcol viene metabolizzato a livello della mucosa che riveste lo stomaco e l’intestino. Qui gli enzimi convertono l’etanolo prima in aldeide acetica e poi in acido acetico, nessuna delle quali dà ebrezza. Tuttavia si riscontra una bella differenza fra i sessi. La donna ha un’efficienza pari a solo la metà di quella dell’uomo nello scomporre l’etanolo, cosicché ne rimane in circolo una parte molto maggiore, ciò spiega perché la donna possa sbronzarsi molto più facilmente, da questo si evince che non c’è alcuna correlazione con il peso come molti sostengono.

Una volta entrato nel circolo sanguigno, l’alcol passa per il fegato, qui un enzima chiamato alcol deidrogenasi converte l’etanolo in aldeide acetica. Poi l’aldeide deidrogenasi trasforma questa sostanza in acido acetico che viene espulso oppure usato dal corpo come fonte di energia.

Attenzione! per coloro che tengono in maniera ossessiva alla propria linea, l’etanolo contiene circa 7 calorie per grammo quindi è sconsigliato assumerne quantità elevate durante una dieta.

Ancora più preoccupante però, è il sovraccarico alla quale il sistema disintossicante epatico è sottoposto. In questo caso l’alcol riesce a passare senza essere metabolizzato, provocando sconquassi nel cervello. A bassi livelli l’etanolo attiva i recettori per il glutammato, portando a perdita di inibizione. Questo è il cosiddetto effetto di “Lubrificazione sociale” dell’alcol. A livelli crescenti di etanolo, però, i recettori del glutammato rispondono sempre meno e inizia l’amnesia da sbronza.

Gli effetti dell’alcol scompaiono infine quando esso viene esecreto o metabolizzato ripassando dal fegato. Mentre ciò accade, però, il bevitore soffre di nausea e mal di testa oltre che di astenia (debolezza).

Fonte: TOPfeed.

Colpevole di questo è l’acetaldeide, una parte della quale sfugge al fegato prima di essere convertita in acido acetico. Non tutti sperimentano questi sintomi nella stessa misura. Molte persone di origine asiatica presentano notevoli accentuazioni dei fenomeni della sbronza perché presentano un polimorfismo (versione non patologica dello stesso enzima) dell’aldeide deidrogenasi, che normalmente degrada l’acetaldeide.

Una parte degli effetti dell’acetaldeide può essere presente il giorno seguente e contribuire agli sgradevoli postumi della sbornia, sappiamo tuttavia che nei postumi di una sbornia non ci sono solo residui di acetaldeide. Il metabolismo dell’alcol nel fegato produce radicali liberi che possono contribuire al protrarsi della sbornia. Ecco che somministrando N-acetilcisteina, una fonte di cisteina, il composto critico per generare più glutatione, l’enzima responsabile di disinnescare i radicali liberi, si può ottenere qualche successo, questo è il motivo per il quale qualcuno dice di mangiare le uova, che sono molto ricche di cisteina.

Contribuisce al malessere del giorno dopo anche la disidratazione, quando l’alcol arriva alla ghiandola pituitaria, posta alla base del cervello, blocca la produzione di vasopressina, ormone antidiuretico. Quest’ultimo, in situazione normale, mantiene l’equilibrio idrico del corpo ordinando ai reni di riassorbire acqua dalle urine. Senza vasopressina si comincia invece a eliminare (attraverso la pipì) più acqua di quanta se ne assorba. L’organismo reagisce mettendo in circolo tutta quella che trova, prendendola in prestito anche dal cervello, che di conseguenza si restringe. Sono probabilmente i recettori della dura madre (membrana che avvolge il cervello e che si deforma anch’essa durante il processo di disidratazione) a provocare il mal di testa. In questo caso, analgesici come l’ibuprofen possono aiutare. Si giustifica così il vecchio rimedio, quello di bere molta acqua prima di addormentarsi (ricostituisce le scorte e lava via l’alcol dal cervello).

L’alcol ha anche un altro effetto sgradito: spezza il glicogeno (sostanza che immagazzina gli zuccheri nel fegato), che viene trasformato in glucosio ed eliminato con le urine. Il risultato è una carenza di zuccheri e la debolezza tipica del doposbronza, alla quale si può rimediare consumando zucchero extra, anche se ciò non aiuta comunque ad attenuare gli altri sintomi dell’ubriacatura.

In ultima analisi, la sostanza che dà il contributo maggiore alla tossicità del consumo di alcol è il metanolo. Quest’alcol si trova in piccole concentrazioni in molte bevande, essendo un prodotto secondario della fermentazione alcolica. Esso è metabolizzato dagli stessi enzimi dell’etanolo, ma questa volta i prodotti che ne risultano sono formaldeide e acido formico, questo accade solo il giorno seguente perché gli enzimi preferiscono lavorare sull’etanolo piuttosto che sul metanolo. Quindi essi passano al metanolo solo quando tutto l’etanolo è stato metabolizzato. Ciò spiega il rimedio consistente nel bere un bicchierino della stessa bevanda alcolica della sera prima. Questo bicchierino fornisce agli enzimi una piccola quantità di etanolo su cui lavorare, cosicché abbandonino il metanolo. Così, mentre gli enzimi sono occupati a metabolizzare etanolo, il metanolo viene eliminato direttamente nelle urine senza essere convertito in acido formico. In alternativa potrebbe essere preferibile come rimedio un bicchierino di Bloody Mary, in quanto la vodka contiene pochissimo metanolo.

Come si vede, non esiste una ricetta unica e sicura contro i postumi della sbornia. In sua assenza è suggeribile, prima e durante una maratona alcolica, di mangiare molto, di bere molta acqua prima di andare a letto, e farsi un tè zuccherato il mattino dopo. Ma questo forse lo sapevate già.

Fonte: motori.it

Per ultima cosa dovete ricordare che l’alcol viene scaricato anche dai polmoni. Respiriamo fuori l’alcol che arriva ai polmoni dal circolo sanguigno ed eliminiamo con le urine quello che termina ai reni. Per questo motivo se qualcuno volesse in maniera non molto responsabile tornare a casa guidando la propria auto, e non fosse disposto a sacrificare la propria patente, potrebbe sempre ingannare il palloncino infilandosi delle monetine di rame rovente in bocca, esso reagirebbe con l’etanolo trasformandolo in acetaldeide che non è rilevabile al test, anche perché la scusa del collutorio non funziona, l’alcol in esso contenuto è estremamente volatile e non rilevabile nell’arco di pochi minuti.
Detto ciò, fossi in voi, tornerei a piedi, anche perché, un ustione del cavo orale, oppure un incidente stradale, sono un prezzo da pagare troppo alto per una sbronza!




Autore

Angelo Masella

Angelo Masella

Ciao, mi chiamo Angelo Masella e sono appassionato di scienza, medicina, chimica, fisica e scienze naturali. Diplomato al liceo scientifico Publio Virgilio Marone di Vico del Gargano (FG), sono attualmente studente di Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Foggia.


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