L’infarto del miocardio uccide 5 volte di più nei pazienti con COVID-19 che nei pazienti senza infezione


Pubblicato da Raffo in Curiosità, Salute

Personale sanitario dell’Hospital de Navarra
EDUARDO SANZ – EUROPA PRESS.

L’infarto del miocardio uccide cinque volte più in un paziente con COVID-19 che in pazienti senza infezione secondo uno studio del gruppo di lavoro sul codice infarto dell’Associazione di Cardiologia interventistica della Società Spagnola di Cardiologia (SEC) che ha analizzato un totale di 1.010 infarti di miocardio trattati negli ospedali spagnoli tra il 14 marzo e il 30 aprile di quest’anno.

I pazienti con infarto miocardico ed infettati con COVID-19 avevano un tasso di mortalità intraospedaliera del 23% in confronto al 5,7% dei pazienti con infarto del miocardio senza infezione da SARS-CoV-2. Oltre ad una maggiore mortalità all’ingresso, i pazienti con infarto del miocardio e COVID-19 presentavano maggiore insufficienza cardiaca e maggiori complicazioni (trombosi dello stent e shock cardiogeno) dopo il trattamento dell’infarto.

Di tutti i pazienti con infarto miocardico trattati, il 10,9% ha avuto PCR positiva“, dice il dottor Oriol Rodríguez Leor, primo firmatario dello studio, che ha aggiunto che “il 31,9% degli infartati con COVID-19 sono arrivati in ospedale con insufficienza cardiaca rispetto al 18,4% dei non infetti“.

Lo specialista in cardiologia ha inoltre confermato che “in un gruppo di pazienti con coronavirus, il 3,3% presentava trombosi dello stent e il 9,9% shock cardiogeno dopo il trattamento dell’infarto“. Mentre solo lo 0,8% e il 3,8% dei pazienti senza COVID-19 presentavano queste complicanze. Questi risultati hanno un grande impatto nella pratica clinica giornaliera perché dimostrano che “il trattamento antitrombotico in pazienti con infarto cardiaco deve essere probabilmente più aggressivo nei soggetti affetti da COVID-19 per prevenire complicazioni” valuta l’esperto.

Trattamento dell’infarto

La raccomandazione della SEC durante la pandemia da COVID-19 è stata quella di mantenere l’intervento coronarico percutaneo, o angioplastica coronarica, come tecnica di elezione per il trattamento dei pazienti con infarto del miocardio. In accordo con questa raccomandazione, più del 90% dei pazienti di entrambi i gruppi (con e senza COVID-19) inclusi nello studio sono stati sottoposti a riperfusione meccanica.

I ritardi nella riperfusione erano simili in entrambi i gruppi, però il tempo tra l’inizio della sintomatologia e il primo contatto medico era più breve in pazienti COVID-19“, dichiara Rodríguez. In concreto, nei pazienti con coronavirus, il primo contatto medico è avvenuto in media dopo 70 minuti dall’inizio dei sintomi, in confronto ai 100 minuti trascorsi nei pazienti senza infezione. Per il cardiologo “questo può essere dovuto al fatto che il 9% dei pazienti con coronavirus che presentavano un infarto del miocardio già erano ospedalizzati rispetto allo 0,7% dei pazienti senza COVID-19“.

Lo studio ha permesso di dimostrare una maggior presenza di insufficienza cardiaca tra i pazienti COVID-19 e, di fatto, un peggiore scenario clinico. Inoltre, questi pazienti hanno ricevuto, probabilmente a causa delle loro peggiori condizioni di base, un minor pretrattamento con inibitori piastrinici prima dell’angioplastica primaria. “Nonostante il minore utilizzo di terapie antipiastriniche nei pazienti con COVID-19 potrebbe aver giocato un ruolo importante, anche lo stato proinfiammatorio e protrombotico caratteristico dell’infezione potrebbe spiegare l’allarmante tasso di trombosi dello stent in questo gruppo di pazienti”, riflette Rodríguez.

E’ per questo che i firmatari dello studio credono che il trattamento antitrombotico dovrebbe essere più aggressivo nel gruppo dei pazienti con infarto miocardico e infezione da coronavirus concomitante.

Fonte: Infosalus



 


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Raffo

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Ciao a tutti, mi chiamo Raffaele Cocomazzi e sono il cofondatore di BMScience. Sono appassionato di Scienza, Medicina, Chimica e Tecnologia. Diplomato presso l'ISIS "Luigi Di Maggio" di San Giovanni Rotondo (FG) con opzione Biotecnologie Sanitarie e studente di medicina presso l'Università degli Studi di Foggia. Se ti piacciono i miei contenuti lascia un commento ed aiutaci a diffonderli. Per contattarmi o maggiori informazioni seguimi su: Twitter o Facebook.




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