Virus Armageddon, è giunta la fine?


Pubblicato da Stefano Cocomazzi in Microbiologia, Salute

Da pochi giorni in rete ha iniziato a diffondersi la notizia di un nuovo virus chiamato Armageddon che, secondo il noto virologo britannico John Oxford , dovrebbe causare la fine dell’umanità in cinque anni.

La notizia, da blog in blog, è arrivata a distorcersi al tal punto che adesso ci dovremo porre una domanda…

Ma esiste davvero questo virus apocalittico?

Tutto ha inizio nel 2009 quando due ragazzi della Repubblica democratica del Congo morirono a causa di un virus sconosciuto.

In seguito Altre persone, dopo un viaggio in medio oriente persero la vita per un virus ignoto, che provocava sintomi riconducibili alla SARS, ma riscontrarono un nuovo virus.

Tutta questa potrebbe però essere una bufala.

Infatti dopo accurate ricerche sono riuscito ad appurare che la notizia si tratta di un falso.

Si tratta di un virus nuovo, della stessa famiglia della Sars, ma generalmente diffuso tra gli animali, e probabilmente trasmesso all’uomo tramite i pipistrelli o i roditori.

Sono tutte malattie che fanno spavento, e che dovrebbero costringerci a mantenere costantemente alta la nostra attenzione. Ma le zoonosi, malattie trasmesse da animali ad essere umano, sono così apocalittiche come molti vogliono far pensare?

L’inesistente (per ora) virus “Armageddon”, per essere più precisi un agente virale ancora sconosciuto e del tutto ipotetico menzionato nell’articolo del Daily Mail, potrebbe certamente essere una zoonosi per il semplice fatto che le zoonosi sono la quotidianità.

Volete qualche esempio famoso? Roditori, gatti, cani, animali domestici e selvatici possono trasmettere una vasta gamma di malattie, alcune estremamente mortali: peste, tubercolosi, toxoplasmosi, febbre Q, leptospirosi, malattia di Lyme, Virus del Nilo occidentale. Alcune malattie molto diffuse nell’essere umano, come il morbillo, l’influenza e il raffreddore, sembrano inoltre avere un’origine animale, e rimangono da scoprire molte altre malattie che hanno effettuato il salto di specie.
Giustamente John Oxford, esperto di malattie infettive del Queen Mary Hospital, mette in guardia da una potenziale pandemia di origine animale nei prossimi cinque anni, ma la previsione di Oxford si basa su un trend storico delle zoonosi (basta leggere per bene l’articolo originale), e non sulla reale esistenza di un agente biologico effettivamente in grado di spazzare via parte del genere umano.

Si scoprono nuovi ceppi virali ogni settimana, come dimostra la recente scoperta del virus Bas-Congo dovuta al decesso di tre persone nella Repubblica Democratica del Congo. Ma Oxford mette in guardia da una nuova pandemia di influenza che potrebbe potenzialmente emergere tra il 2017 e il 2018, ma non ha la minima certezza sulla portata di questa epidemia o sulla natura del virus che la innescherà.

Quello di Oxford è più un appello alla cautela e alla ricerca scientifica che una vera e propria profezia apocalittica. Le zoonosi ci hanno colpito e ci colpiscono ad intervalli più o meno regolari, ma prevedere l’entità dei danni sembra non essere ancora una scienza esatta, come dimostrano alcuni casi celebri degli ultimi 10-20 anni.

“Tutti morti entro 5 anni”, come citano alcuni? Non è un po’ esagerato sostenere che saremo tutti morti considerando che non sappiamo nemmeno se o quando si verificherà la pandemia, e quale sarà il virus coinvolto nell’evento? Si tratta di una possibilità reale; per ora, tuttavia, rimane soltanto questo: una possibilità.




Autore

Stefano Cocomazzi

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