La psicopatologia in psichiatria


Pubblicato da Raffo in Psichiatria

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La psicopatologia studia i disturbi delle funzioni psichiche, cioè disturbi della coscienza, sensopercettivi, dell’attenzione, dell’ideazione, della memoria, dell’intelligenza, dell’affettività e della volontà.

In psichiatria la maggior parte dell’esame obiettivo si basa su sintomi (riferiti dal paziente) e non segni (oggettivabili), tranne che per alcune cose, come la valutazione del quoziente intellettivo per l’esame cognitivo di una persona che viene tramite la somministrazione di test.

È sempre più di moda l’inquadramento culturale del paziente, alla luce del fatto che ormai siamo in una società multietnica e globalizzata. Acquisire durante un esame psichico dei dati obiettivi sulla sua famiglia, sulla sua “razza”, sulla sua “etnia”, sul gruppo culturale, sulla sua lingua è un punto cardine dell’esame obiettivo insieme a quelli che sono gli elementi fisici del paziente.
Si pensi all’importanza delle sindromi culturali, tutte quelle situazioni dovute ad esempio alla guerra, i disturbi
dell’adattamento che costituiscono un capitolo del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e al cosiddetto disturbo post-traumatico da stress.

Così come avviene in anatomia, è importante “sezionare” virtualmente le funzioni mentali. Ovviamente, ad esempio, si parla del disturbo dell’attenzione, ma questo non può non incidere sulla memoria, sul patrimonio cognitivo ed altre funzioni. Quindi è difficile la presenza di un’alterazione psichica senza che vengano toccate altre funzioni psichiche.

Per una questione didattica, si dividono le diverse funzioni psichiche. Esse sono:

  • la vigilanza;
  • l’orientamento spazio-temporale;
  • il contatto comunicativo (linguaggio o contatto extra-verbale);
  • l’attenzione;
  • le senso-percezioni;
  • l’intelligenza o patrimonio cognitivo;
  • la memoria;
  • l’ideazione;
  • l’affettività;
  • la psicomotricità.

Molto più facilmente, altri autori, tendono a raggruppare queste 10 funzioni in sottogruppi che sono le cosiddette:

  • Funzioni cognitive: attenzione, memoria, l’intelligenza o patrimonio cognitivo, l’ideazione, la vigilanza,
    l’orientamento.
  • Funzioni affettive: qui entra il grande calderone dell’affettività.
  • Funzioni volitive: psicomotricità o volontà.

È importante capire la funzione di una determinata funzione psichica perché da queste, cioè da una loro alterazione, possono nascere una serie di disturbi che sono in qualche maniera “transcategoriali”, appartenenti a vari quadri sindromici: ad esempio, uno stato di anedonia (perdita di interesse o l’incapacità di provare piacere nello svolgimento di attività solitamente gratificanti) può riguardare un depresso o uno schizofrenico; uno stato di apatia (incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse, sul piano affettivo o anche intellettivo) si può manifestare in corso di demenza, di schizofrenia, di depressione, ecc.

Le funzioni psichiche sono importanti in diversi ambiti della vita e nelle implicazioni che una malattia può dare dal punto di vista psicologico, tant’è che oggi la distinzione tra malattia organica e funzionale si è assottigliata e si sta superando il dualismo cartesiano che le vedeva completamente separate.

L’esame psichico è importante anche per questioni giuridiche: per esempio persone che vogliono far interdire un parente o casi di delitti in cui la persona viene dichiarata incapace di intendere e di volere e quindi prosciolta (vizio penale, Art. 88 del Codice Penale).
L’imputabilità è, per definizione, la capacità di intendere e di volere. Una persona con “vizio totale di mente” è incapace, mentre una persona con “vizio parziale” ha capacità gravemente scemate e per il Codice Penale, pur essendo imputabile e sanzionabile, la sua pena deve essere diminuita.
Il medico valuta la capacità di intendere e di volere cercando di inquadrare il soggetto in una determinata classe sindromica e cercando di capire, sulla base delle sue conoscenze, se quella sindrome è una condizione cronica e progressiva di tipo degenerativo o è acuta e legata al momento. Bisogna poi cercare di capire se la condizione di intendere e di volere fosse presente al momento del reato per esempio estrinsecata da una condizione di forte stress o dall’utilizzo di sostanze psicoattive.

FONTE: Kaplan & Sadock’s. Sinossi di psichiatria




Autore

Raffo

Ciao a tutti, mi chiamo Raffaele Cocomazzi e sono il cofondatore di BMScience. Sono appassionato di Scienza, Medicina, Chimica e Tecnologia. Diplomato presso l'ISIS "Luigi Di Maggio" di San Giovanni Rotondo (FG) con opzione Biotecnologie Sanitarie e studente di medicina presso l'Università degli Studi di Foggia. Se ti piacciono i miei contenuti lascia un commento ed aiutaci a diffonderli. Effettua una donazione su Paypal per contribuire alla stesura di nuovi articoli! Per contattarmi o maggiori informazioni seguimi su: Twitter o Facebook.




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