Che cos’è l’emozione

La teoria neuro-culturale, del feedback facciale, degli effetti periferici e degli effetti centrali


Pubblicato da Raffo in Psicologia, Sociologia

Il termine emozione deriva da “emotus” che letteralmente significa “muovere da, allontanare”. Le emozioni sono caratterizzate da una componente soggettiva affettiva che accompagna la condotta di un individuo e solitamente comprende un’eccitazione fisiologica un’espressione soggettiva e un’espressione comportamentale.
L’emozione si differenzia dal sentimento perché sorge improvvisamente come reazione a stimoli diversi, ha breve durata ed è più visibile dall’esterno (pallore, rossore, tremore, riso, pianto), mentre il sentimento riguarda l’interiorità della persona, è legato a credenze e valori e sono più duraturi e meno visibili dall’esterno.
Le emozioni ci consentono la relazione interpersonale in cui siamo in grado di emozionarci grazie all’incontro con l’altro. Quando due persone si incontrano, si crea infatti una tempesta emotiva, ovvero avviene uno scambio di emozioni.
Le emozioni sono caratterizzate da diversi livelli:

  1. Un livello espressivo: riguarda i cambiamenti nell’espressione facciale, nella postura del corpo e nel comportamento. Le espressioni facciali sono innate ed universali, mentre i gesti che manifestano particolari emozioni sono determinati dalla cultura di appartenenza;
  2. Un livello fisiologico o dell’attivazione: riguarda i cambiamenti relativi ai processi biochimici e ormonali, come l’aumento del battito cardiaco che ci prepara ad un’azione;
  3. Un livello comunicativo: riguarda i messaggi mandati all’altra persona per comunicare il proprio stato d’animo;
  4. Un livello cognitivo: riguarda il significato delle emozioni e la valutazione del contesto esterno e interno nel quale vengono provate le emozioni.

Il volto è l’area del corpo più importante sul piano espressivo comunicativo. Esso rappresenta il canale privilegiato per la trasmissione degli atteggiamenti interpersonali ed è composto da due aree specializzate: quella inferiore, costituita da bocca e naso, e quella superiore, costituita da occhi, sopracciglia e fronte.

Le emozioni sono specificate da particolari configurazioni ed espressioni facciali, vocali e gestuali. Tra le emozioni fondamentali troviamo: la felicità (reazione al raggiungimento di un obiettivo), la tristezza (reazione ad una perdita), la paura (reazione al pericolo), il disgusto (reazione di protezione dall’ingestione di qualcosa nocivo), la sorpresa (reazione di attivazione) e la rabbia (reazione alla paura per affrontare il pericolo). Queste emozioni di base sono nate dalla concezione darwiniana che propone una differenziazione categoriale delle emozioni viste come stati discreti, universali e innati. La teoria delle emozioni di base o teoria neuro-culturale è supportata dagli studi transculturali di Ekman e Frieser che individuarono le sei emozioni fondamentali, precedentemente nominate, che soggetti di diversi paesi e con diverse culture erano perfettamente in grado di riconoscere e associare al giusto contesto. In base a queste teorie, le emozioni primarie si fondano su due fattori: uno di natura neurale innato e di natura genetica, uno di natura culturale dovuto alla variabilità culturale.
Secondo Ekman i sorrisi emozionali (sorriso Duchenne) sono involontari e associati all’esperienza soggettiva di felicità e cambiamenti fisiologici, mentre i sorrisi non emozionali (non Duchenne) sono volontari e non associati a sentimenti di felicità o cambiamenti fisiologici. La differenza tra i due sorrisi è basata sul movimento che il muscolo orbicolare dell’occhio compie in concomitanza con il muscolo zigomatico che tira verso l’alto obliquamente gli angoli delle labbra.

I segnali facciali rapidi che possono veicolare le emozioni sono:

  • Gli emblemi, ovvero i comunicatori culturali simbolici specifici, come l’ammiccamento (fare l’occhiolino);
  • I manipolatori, che comprendono i movimenti di automanipolazione, come il mordersi le labbra;
  • Gli illustratori, che comprendono tutte le azioni che accompagnano e sottolineano il parlato, come l’alzare le sopracciglia;
  • I regolatori, che comprendono tutti i mediatori della conversazione non verbale come il sorriso.

Questi segni che mettono in mostra le emozioni possono essere mostrati in modalità diverse. Si possono avere dei mascheramenti, quando si mostra un’emozione al posto di un’altra; delle intensificazioni, quando si accentua l’espressione emotiva; delle deintensificazioni, quando si mostrano le emozioni con intensità minore; delle neutralizzazioni, o Poker face, quando si nasconde ciò che si prova; delle falsificazioni, quando si simula uno stato d’animo.

Il nostro cervello reagisce istintivamente ad alcune espressioni facciali ed i due emisferi hanno competenze diverse in base all’emozione.
Tra le teorie istintuali si può collocare la psicoanalisi. In senso stretto, Freud non si è occupato di emozioni, ma ha studiato le basi emotive del comportamento, attribuendo ai processi affettivi un ruolo centrale nella vita umana. Dai suoi scritti emerge che le emozioni sono legate agli istinti e che questi ultimi sono collocati alla base della motivazione e implicano tensioni associate ai bisogni organici. In base a questa teoria, le emozioni positive sono ricondotte agli istinti di vita e rispondono alle esigenze di sopravvivenza dell’individuo e alla propagazione della specie, mentre le emozioni negative sono legate agli istinti di morte e distruzione.

Ekman, nell’individuare le emozioni di base, ha elaborato anche la teoria del feedback facciale. Essa evidenzia il ruolo dei muscoli facciali nella percezione delle emozioni. Alla base di tale concezione vi è proprio l’ipotesi del carattere universalistico ed innato di tale emozioni, pertanto una specifica configurazione facciale è associata o determina una specifica emozione. Il carattere universalistico è confermato anche dal fatto che le diverse espressioni emotive sono presenti fin dalla nascita in risposta a specifici stimoli fisici anche nei bambini ciechi.
La teoria del feedback facciale sostiene che il feedback proveniente dai muscoli facciali influisce sull’emozione che il soggetto prova, ciò significa che il feedback sensoriale che deriva dalle espressioni facciali contribuisce all’emozione che si prova in un determinato momento.

Oltre alla teoria del feedback facciale, nel campo delle emozioni sono molto studiate anche la teoria degli effetti periferici e la teoria degli effetti centrali.
Secondo la teoria degli effetti periferici, la percezione di eventi esterni determina delle modificazioni corporee periferiche che vengono poi elaborate in maniera retroattiva a livello cognitivo, ed etichettate come emozione o sentimento emozionale. Il maggior esponente di questa teoria è James-Lange che riassume la relazione stimolo-sentimento nella sequenza: stimolo, risposta fisiologica, retroazione, sentimento. Per James, quando nell’ambiente si verifica un avvenimento emotivamente rilevante, questo provoca in modo diretto un’attivazione fisiologica a livello periferico, la cui percezione da parte dell’individuo dà luogo all’esperienza emotiva.
Secondo la teoria degli effetti centrali, proposta da Cannon, i cambiamenti viscerali in risposta all’interpretazione delle emozioni come somma di sensazioni corporee periferiche si verificano in stati emozionali molto diversi e anche in stati non emozionali. Cannon ha ipotizzato che l’origine delle emozioni fosse nell’encefalo, più precisamente nel talamo. Quando viene percepito uno stimolo emotivamente scatenante, il talamo invia impulsi al sistema nervoso simpatico che produce le reazioni fisiologiche. Contemporaneamente il talamo invia impulsi anche alla corteccia cerebrale producendo così la consapevolezza dell’emozione.

Le emozioni sono cruciali nel regolare i comportamenti sociali ed interpersonali, basti pensare alla sensazione di stranezza quando l’emozione espressa non si accorda con gli eventi (come una persona che ride alla notizia di un lutto).
Quando si parla di emozioni si prende in considerazione la loro espressione e il loro riconoscimento. Solo quando si è raggiunta una certa padronanza dell’esperienza emotiva e della contemporanea capacità di riconoscere le emozioni nell’altro, si diventa capace di comprendere lo stato d’animo dell’altro e di gestire le proprie emozioni senza esserne sopraffatto.
E’ difficile riconoscere le emozioni, sarebbe opportuno educare sin da piccoli il riconoscimento e l’espressione adeguata delle emozioni.

FONTE: emozione


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Raffo

Raffo

Ciao a tutti, mi chiamo Raffaele Cocomazzi e sono il cofondatore di BMScience. Sono appassionato di Scienza, Medicina, Chimica e Tecnologia. Diplomato presso l'ISIS "Luigi Di Maggio" di San Giovanni Rotondo (FG) con opzione Biotecnologie Sanitarie e studente di medicina presso l'Università degli Studi di Foggia. Se ti piacciono i miei contenuti lascia un commento ed aiutaci a diffonderli. Per contattarmi o maggiori informazioni seguimi su: Twitter o Facebook.




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