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Secondo una revisione di una vecchia ricerca, l’eccessivo utilizzo di marijuana per un lungo periodo di tempo potrebbe danneggiare gravemente il cervello.

Nel corso della revisione, i ricercatori hanno anche descritto il caso di un cinquantenne che è morto dopo l’uso di marijuana. L’uomo, che in precedenza aveva avuto problemi legati alla depressione, è morto a causa delle ferite riportate quando è saltato di fronte ad una macchina, dopo aver fumato erba ed aver perso il contatto con la realtà. Un analisi del cervello dell’uomo ha rivelato gravi alterazioni neuro-degenerative che i medici sostengono siano causati da un uso pesante di marijuana nel corso dei due decenni prima della sua morte.

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I ricercatori affermano di non sapere esattamente la quantità di marijuana usata dall’uomo negli anni prima della sua morte, ma le analisi del sangue condotte in diverse occasioni, prima che l’uomo fosse ricoverato in ospedale l’ultima volta, hanno mostrato alti livelli di composti presenti nella marijuana. Inoltre, sia il paziente che la sua famiglia avevano comunicato ad i medici circa il consumo pesante di marijuana da parte dell’uomo. Infine c’è da dire che le persone che fanno uso di marijuana a livelli inferiori non possono subire conseguenze così drastiche.

Questo caso ed altre ricerche citate nella revisione, suggeriscono che, l’uso cronico ed eccessivo di marijuana, può causare deterioramento cognitivo e danni cerebrali. Tutto ciò è stato pubblicato dai ricercatori sulla rivista Pediatric Neurology.

La ricerca contiene anche indizi su come la marijuana possa influenzare il cervello nelle persone che fanno utilizzo di questa droga in altri modi, facendo particolare attenzione alle categorie di persone più giovani, quali bambini ed adolescenti, il cui cervello è ancora in via di sviluppo ed è particolarmente vulnerabile agli effetti dannosi della marijuana.

Secondo lo studio, l’uomo, il cui caso è stato descritto nella rivista, aveva sperimentato diversi episodi di perdita di contatto con la realtà. In particolare questi episodi si verificavano dopo che l’uomo faceva uso di marijuana, per questo è facile pensare come l’uso della droga inneschi gli episodi ed aumenti il rischio di tale comportamento.

Quando l’uomo è stato ricoverato nell’ospedale dopo l’incidente, gli esami del sangue rivelavano alti livelli di THC, il principale componente psicoattivo della marijuana. L’uomo è poi morto dopo alcuni giorni a causa delle ferite riportate.
In seguito, i ricercatori hanno scoperto gravi danni in diverse regioni del cervello, inclusi i tessuti cerebrali più profondi e le fibre nervose. I danni al cervello erano sicuramente presenti prima che avvenisse l’incidente e sono stati associati al pesante utilizzo di marijuana, anche perché l’uomo non era malato di malattie neuro-degenerative come l’Alzheimer e non faceva uso di alcolici o altre sostanze che avrebbero potuto danneggiare il cervello.

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Tuttavia, poiché il nuovo rapporto ha coinvolto solamente una persona che ha usato una notevole quantità di marijuana prima della morte, non è possibile determinare con certezza se altri consumatori di marijuana possano sperimentare gli stessi effetti osservati in questo paziente. I risultati del nuovo rapporto servono soprattutto per riflettere bene sulla legalizzazione della marijuana a fine medico, dibattito che oggi è ancora molto discusso.
Però è bene sapere che le piante di marijuana coltivate oggi sono diverse da quelle coltivate anche solo 10 anni fa, perché le piante di marijuana di oggi hanno un più alto rapporto di THC rispetto al CBD, la sostanza che effettivamente può avere potenziali qualità medicinali. E’ proprio il THC che induce effetti negativi sulla salute, in particolare sulla perdita di contatto con la realtà e sulla perdita di neuroni dell’ippocampo, area del cervello responsabile della fissazione della memoria da breve a lungo termine.

Fonte: LiveScience Wikipedia

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Di Raffo Coco

Ciao a tutti, mi chiamo Raffaele Cocomazzi e sono il cofondatore di BMScience. Sono appassionato di Scienza, Medicina, Chimica e Tecnologia. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Foggia e attualmente MFS in Medicina Nucleare presso l'Alma Mater Studiorum (Università di Bologna). Se ti piacciono i miei contenuti supportaci con una donazione Paypal.